Dal trionfo mondiale del 2006 alla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali il passo è stato lungo e doloroso. L’Italia del calcio si trova oggi ad affrontare una delle crisi più profonde della propria storia sportiva. Dopo le esclusioni dalle edizioni del 2018 e del 2022, è arrivato anche il fallimento nella corsa al Mondiale 2026, culminato con la sconfitta ai calci di rigore contro la Bosnia nella finale degli spareggi e con Gennaro Gattuso alla guida della Nazionale.
Si tratta di un evento senza precedenti per una selezione che ha conquistato quattro Coppe del Mondo e che per decenni è stata considerata una delle grandi potenze del calcio internazionale. Il successo agli Europei del 2021, che aveva fatto sperare in una rinascita, appare oggi come una parentesi eccezionale all’interno di un periodo caratterizzato da risultati deludenti e da problemi strutturali mai realmente risolti. Le ragioni di questo declino sono numerose e si intrecciano tra aspetti tecnici, organizzativi e culturali. Analizzando il percorso della Nazionale negli ultimi quindici anni emergono alcuni fattori principali che aiutano a comprendere come si sia arrivati a una situazione tanto critica.
La mancanza di talenti assoluti
Uno dei problemi più evidenti riguarda la mancanza di talenti e qualità a disposizione. Se tra gli anni Novanta e i primi Duemila l’Italia poteva schierare campioni come Roberto Baggio, Alessandro Del Piero, Francesco Totti, Paolo Maldini, Andrea Pirlo e Gianluigi Buffon, oggi il numero di fuoriclasse riconosciuti a livello mondiale è decisamente inferiore. Negli ultimi anni sono emersi diversi buoni calciatori, ma pochi elementi capaci di incidere realmente nelle grandi competizioni internazionali. Ad oggi infatti l’unico campione assoluto della Nazionale è il portiere Gianluigi Donnarumma. La difficoltà nel produrre attaccanti e fantasisti di altissimo livello è diventata particolarmente evidente nelle sfide contro le principali nazionali europee, dove spesso gli azzurri hanno mostrato limiti tecnici e creativi.
La crisi dei vivai
Alla scarsità di talenti si collega direttamente il problema dei settori giovanili. Molti club continuano a privilegiare il risultato immediato rispetto alla crescita dei giovani, mentre il sistema di formazione italiano appare meno efficace rispetto a quello adottato da altre nazioni europee. Sempre più raramente si assiste alla crescita graduale di giovani italiani capaci di arrivare ai massimi livelli attraverso un percorso strutturato. Questo problema nasce anche dall ruolo degli educatori sottopagati con un focus minore sulla crescita dei ragazzi.
Sempre più stranieri in Serie A
Un’altra causa importante riguarda la composizione delle squadre del massimo campionato. Negli ultimi anni i club di Serie A hanno aumentato sensibilmente il ricorso a giocatori stranieri, spesso preferiti perché già pronti e immediatamente competitivi. Questa tendenza riduce inevitabilmente il numero di italiani che possono accumulare esperienza ad alto livello. Basti vedere le rose delle big come Inter, Milan e Juventus, dove i titolari italiani sono davvero pochissimi. Si pensi che il Como, appena qualificato in Champions League, deve ora risolvere la problematica della mancanza di giocatori italiani attraverso il mercato per rispettare le regole dell’UEFA.
Le riforme mai completate
Il calcio italiano soffre da tempo problemi strutturali che non sono mai stati affrontati fino in fondo. Da anni si parla della necessità di modernizzare infrastrutture, organizzazione e gestione del movimento, ma molti interventi sono rimasti soltanto sulla carta, comprese le tante riforme sul tavolo. Anche il rapporto tra club e Nazionale è diventato sempre più complesso. Le società rappresentano ormai il centro degli interessi economici del calcio moderno e i giocatori arrivano spesso agli impegni internazionali dopo stagioni estremamente impegnative.
Eppure, l’attenzione degli italiani nei confronti del pallone rimane sempre molto elevata. Al di là delle partite, le varie trasmissioni a tema e le notizie dei media così come le scommesse sul calcio online popolano da anni i weekend degli appassionati di questo sport nello Stivale. Anche se in ogni stagione si possono percepire lamentele verso la qualità del prodotto offerto (e verso la sua accessibilità), lo zoccolo duro degli amanti di questo sport resiste anche nel Belpaese.
L’incapacità di imparare dagli errori
L’ultima grande ragione del tracollo riguarda la gestione dei fallimenti accumulati nel tempo. Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 si parlò di rivoluzione, ma molti dei problemi emersi allora sono rimasti irrisolti. Lo stesso è accaduto dopo l’esclusione del 2022. Le analisi non sono mancate, ma raramente sono state accompagnate da interventi concreti e duraturi. Nel frattempo la Nazionale sembra aver progressivamente perso quella mentalità vincente che per decenni l’aveva resa una delle squadre più temute al mondo. Le sconfitte contro avversarie teoricamente inferiori sono diventate più frequenti e il peso psicologico dei precedenti fallimenti ha probabilmente aumentato la pressione nei momenti decisivi.


