La storia recente del Monza rappresenta uno dei racconti più significativi del calcio italiano contemporaneo, capace di intrecciare ambizione, progettualità e identità territoriale. Dal 2018 al 2025 il club brianzolo ha vissuto una trasformazione profonda, passando da realtà di Serie C a protagonista stabile della Serie A, fino alla successiva retrocessione e alla fine di un’era dirigenziale che ha segnato in modo indelebile il suo percorso. Un ciclo che porta inevitabilmente i nomi di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, figure centrali nella costruzione degli anni più luminosi della società.
Il punto di svolta arriva nel settembre 2018, quando la Fininvest acquisisce il Monza, allora militante in Serie C. L’ingresso di Berlusconi come proprietario e di Galliani come amministratore delegato, ricostruendo il glorioso tandem già vissuto ai tempi del Milan, imprime fin da subito una direzione chiara: investimenti mirati, strutturazione della società e una visione a lungo termine. L’obiettivo dichiarato è il ritorno alla massima serie: senza dubbio ambizioso, ma sostenuto da una strategia concreta. La promozione in Serie B non tarda ad arrivare e si ha nella stagione 2019-2020, al termine di un campionato dominato, che restituisce al Monza un palcoscenico più consono alle sue nuove aspirazioni. La permanenza in cadetteria segna una fase di ulteriore consolidamento. I brianzoli non si limitano a partecipare, ma costruiscono progressivamente una squadra competitiva, capace di lottare stabilmente per le posizioni di vertice.

Dopo alcune stagioni di assestamento e playoff sfiorati, la promozione in Serie A diventa realtà nel 2022, al termine di una finale playoff carica di tensione ed emozioni. Per la prima volta nella sua storia, il club brianzolo approda nella massima serie, coronando un sogno inseguito per oltre un secolo. L’esordio in Serie A non è privo di difficoltà, ma il Monza riesce a sorprendere per organizzazione e personalità. La squadra si dimostra competitiva, raccogliendo risultati significativi e togliendosi diverse soddisfazioni contro avversari più blasonati. La stabilità dirigenziale e la continuità tecnica consentono al club di mantenere un’identità riconoscibile, basata su equilibrio tattico e valorizzazione delle risorse. Anche nella stagione successiva, il Monza riesce a confermarsi, consolidando la propria presenza nel massimo campionato e rafforzando la propria credibilità a livello nazionale.
Il triennio in Serie A rappresenta l’apice dell’era Berlusconi-Galliani, ma segna anche l’inizio di una fase più complessa. Il progressivo ridimensionamento degli investimenti e la necessità di sostenere un modello più sostenibile portano a scelte attente, talvolta obbligate. Nella stagione 2024-2025, il Monza fatica a mantenere il passo delle avversarie e chiude il campionato nelle zone basse della classifica, fino alla retrocessione in Serie B. Un epilogo amaro, che interrompe il ciclo più brillante della storia del club.
È in questo contesto che maturano anche le riflessioni sul futuro societario. Dopo anni di gestione operativa e decisioni strategiche, Galliani saluta definitivamente il Monza, chiudendo un capitolo fondamentale non solo per la società, ma per l’intero movimento calcistico italiano. La sua uscita di scena segna simbolicamente la fine di un’epoca, caratterizzata da una visione dirigenziale riconoscibile e da un forte legame con il territorio.
Nonostante la delusione per la retrocessione, l’ambiente brianzolo ha reagito con fiducia e senso di appartenenza. I tifosi brianzoli credono però in una pronta risalita dei biancorossi, che stanno confezionando un’ottima stagione nella cadetteria 2025/2026. A giudicare dalle previsioni degli addetti ai lavori e dalle indicazioni delle scommesse sulla Serie B, i lombardi hanno tutte le carte in regola per puntare alla promozione diretta, se non per vincere addirittura il campionato. Un sentimento che riflette quanto costruito negli anni precedenti e quanto il club abbia ormai interiorizzato una mentalità da protagonista. Il cambio di paradigma, inoltre, è certificato anche dalla lenta ma progressiva uscita di scena di Fininvest. La holding della famiglia di Berlusconi, infatti, ha ceduto l’80% della proprietà alla società Beckett Layne Ventures, un fondo statunitense, con l’obbligo della vendita del restante 20% entro metà del 2026.


