Raffaele Palladino ha concluso la sua breve ma incisiva esperienza a Firenze lasciando una squadra con idee tattiche chiare e una struttura già collaudata. Anzi, il suo addio è stato più che altro un fulmine a ciel sereno all’interno dell’ambiente Viola e il fatto che il tecnico, quando ormai manca poco meno di un mese al via del nuovo campionato, sia rimasto senza squadra, dimostra come la ragione dell’addio sia dovuta ad attriti con la dirigenza e non a sue trattative con altre formazioni. In ogni caso, il sistema di gioco principale era il 3-4-2-1, con una trasformazione in 5-4-1 in fase di non possesso. Il gioco partiva da una costruzione ragionata dal basso, con i due centrocampisti centrali, in particolare Mandragora e Cataldi, sempre coinvolti nella prima fase della manovra.
Il pallone veniva poi portato sugli esterni, dove Dodò e Gosens rappresentavano due soluzioni complementari. Sulle fasce, infatti, la Viola di Palladino cercava ampiezza e superiorità numerica, sfruttando anche il supporto dei trequartisti in fase offensiva, spesso coinvolti nelle situazioni di rifinitura o in inserimenti nell’area avversaria. In fase di finalizzazione, la squadra tendeva a ricorrere a traversoni dalle corsie laterali, mirando alla fisicità di Kean o agli inserimenti dei centrocampisti. Le soluzioni dalla distanza erano invece poco praticate, anche per la mancanza di specialisti nel tiro da fuori.
L’eredità di Palladino è quindi quella di un’organizzazione precisa ma rigida, fortemente dipendente dalle corsie laterali, con alcuni limiti strutturali in fase di transizione negativa e nella gestione del possesso in zona centrale.
L’approccio tattico di Pioli e le prospettive della nuova Fiorentina
Stefano Pioli, tornato a Firenze dopo le esperienze con Milan e Al-Nassr, ha subito avviato un percorso di trasformazione tattica. L’allenatore emiliano, noto per la sua flessibilità, ha iniziato a modellare la squadra su un 3-4-1-2, con l’ipotesi concreta di una successiva evoluzione verso il 4-2-3-1 a lui caro. Il primo obiettivo è aumentare la fluidità della manovra, elevando la qualità del palleggio e la pressione organizzata.
Gudmundsson potrebbe essere utilizzato come trequartista libero, dietro una possibile coppia d’attacco composta da Kean e Dzeko: il primo dovrebbe rimanere in maglia Viola nonostante qualche sirena dal mercato, il secondo è invece tornato in Serie A in questa sessione di mercato dopo la parentesi in Turchia. A fornire grande fantasia, in ogni caso, dovrebbe essere l’islandese, sulla carta il fulcro creativo del nuovo sistema. Fagioli e Mandragora, i due possibili titolari a centrocampo, potrebbero invece alternarsi nella regia. L’ampiezza viene ancora una volta assicurata da Gosens e Dodò, al quale è stato offerto un prolungamento del contratto fino al 2030.
Il mercato è ancora lontano però dal chiudersi ed è lecito attendersi qualche nuova mossa, tanto in entrata quanto in uscita. Pioli, infatti, predilige una rosa ristretta e funzionale con un massimo di 26 elementi, per questa ragione sono diverse le situazioni che potrebbero evolversi in queste ultime settimane. L’obiettivo è senza dubbio quello di fornire una rosa il più possibile competitiva per puntare ad una nuova finale europea. Spulciando quanto raccontano i numeri per le scommesse su match di Conference League e ascoltando i pareri di stampa e addetti ai lavori, la Viola in Europa può tentare di nuovo di arrivare fino in fondo. In Serie A, invece, la squadra si colloca nelle posizioni immediatamente a ridosso delle big, ma restano buoni i margini per inserirsi nella lotta utile ad un piazzamento europeo.


